Il centenario velluto

Le recenti sfilati milanesi hanno decretato ufficialmente il suo ritorno: stiamo parlando del velluto, che quest’inverno tornerà nel guardaroba maschile. Lo potremo trovare a coste, elasticizzato, cesellato, ciniglia, millerighe, velour, velveton.

 

Anche se le origini risalgano al XIII secolo nell’Asia Centrale, in particolare tra Iran e Iraq, si diffonde maggiormente in occidente. Verso il XIII secolo in Italia divenne di buona diffusione presso le classi agiate ed era al tempo maggiormente prodotto a Lucca, Genova, Firenze, Venezia e Catanzaro. In quei decenni iniziò a imporsi nelle case degli aristocratici.

 

Il velluto si realizza a telaio con filati molto sottili usando due orditi, uno dei quali per la base (ordito grosso) ed uno per il pelo (ordito di pelo), e una sola trama. Esistono velluti di lana e di seta, ma quello di cotone rappresenta di gran lunga il più diffuso riferimento del termine, mentre per tessuto peloso si parla più genericamente di velour.

 

Nel corso degli anni si è diffuso nelle diverse versioni: country chic, a coste, nei pantalone (da preferire nei colori verde bosco, rosso rubino oppure marrone), con l’obiettivo di rendere più gentili giacche che altrimenti potrebbero apparire più grezze.

 

Se decidete uno stile dandy, questo va con tasche e dettagli in cuoio, nobilitando look sportivo e da tempo libero. In Blazer blu, invece, è l’opzione glamour delle vostre serate invernali. Per appuntamenti importanti il velluto liscio si addice agli abiti sartoriali, da indossare anche senza cravatta. Può essere utilizzato anche sugli accessori, dai cappelli alle scarpe.

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